Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange muta,
dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia -
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t’implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.
La notte soffre e anela l’alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c’è chi come te attende l’alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l’alba.
4 aprile ’50
…bella bella:),…e la scelta dell’ora per il psot azzeccato…
Da: Diavoletto su marzo 10, 2007
alle 11:26 am
what a beautiful poem! GRAZIE
and also.. Orcomondo. Who made those sculptures that you have on this site?
http://orcomondo.files.wordpress.com/2007/11/cropped-wallpaper_lg312.jpg
Da: Cæsar su ottobre 2, 2009
alle 10:11 am
Stupenda poesia. Pavese si esprime in un modo drammatico e sublime al contempo. Un genio. Italiano.
Buona domenica
Da: Maria Cecilia su aprile 18, 2010
alle 9:27 am